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Pietro Tino Le radici della vita Storia delle fertilità della terra nel Mezzogiorno (secoli XIX-XX)
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Un testo originale che affronta un grande tema delle società contemporanee: la fertilità dei suoli agricoli e la loro rigenerazione. Un tema che è ambientale, economico, sociale e culturale. Un tema dimenticato, o “occultato”, come suggerisce Piero Bevilacqua nella Prefazione. Non si può certo dire che la società contemporanea, pur forte del suo apparato tecnologico, abbia superato la sua atavica dipendenza dal cibo. Eppure oggi pare che questa ineluttabile sua condizione venga dimenticata o sostituita da immagini culturalmente costruite. «Tutto ciò che mangiamo sembra sia frutto dell’organizzazione commerciale che ce lo rende facilmente disponibile. Come se fosse direttamente prodotto dai supermercati. Nel nostro immaginario campeggiano i distributori, ma vengono nascosti i produttori. Sono cancellati gli imprenditori agricoli, i contadini, i braccianti, i raccoglitori ridotti in semischiavitù. E, naturalmente, la cancellazione del lavoro che produce il cibo si porta dietro anche la cancellazione della terra, del partner naturale, da cui il lavoro, con il suo sapere e con il suo sforzo, trae gli alimenti della vita» (P. Bevilacqua). Le radici della vita. Non è un caso se l’Autore ha scelto questo titolo. Perché, di fatto, ancora oggi, anche le nostre società post-industriali – malgrado i mirabolanti successi tecnologici che martellano il nostro immaginario quotidiano – hanno la loro prima radice, la loro possibilità stessa di vita, sui suoli agricoli e sulla loro produttività. Eppure la questione del suolo e della rigenerazione della sua fertilità è stata rimossa dal novero delle nostre preoccupazioni. Per quale motivo? Forse occorre guardare alla grande trasformazione dell’ultimo mezzo secolo, che ha generato una presunzione tecnologica in grado di far sparire ogni traccia di natura dall’ambito della produzione agricola. Gli enormi incrementi produttivi realizzati dall’agricoltura industriale grazie al miglioramento genetico delle varietà, all’uso crescente della concimazione chimica, dei diserbanti e dei pesticidi, hanno come disancorato la pratica millenaria della coltivazione della terra dalla sua matrice: il suolo, quasi fosse diventato questo il neutro supporto di un’attività produttiva interamente affidata alla potenza della tecnologia e alle virtù della chimica. Lo sviluppo dell’agricoltura industriale e, purtroppo, il degrado ambientale, costituiscono l’epilogo di una puntuale e meticolosa ricostruzione storica che l’Autore fornisce degli ultimi due secoli di cambiamenti agrari e di pratiche di fertilizzazione della terra. Una ricostruzione, è vero, che si concentra sull’Italia meridionale, ma toccando spesso l’Italia intera, e regalando, talora, utili riferimenti alla situazione europea. Un testo che Piero Bevilacqua definisce "unico nel suo genere".
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